
Il runtime moderno delle applicazioni: dai container singoli all'orchestrazione — il Linux che diventa piattaforma.
I container sono Linux impacchettato bene: Podman (daemonless, rootless: il default sicuro), immagini costruite con criterio (piccole, firmate, senza segreti dentro) e, quando i servizi crescono, l'orchestrazione — da systemd+Quadlet per il piccolo a Kubernetes/OpenShift per il grande. La modernizzazione parte da qui.


Base minime, multi-stage, scansione e firma: l'immagine è software di produzione.
Si containerizza ciò che ne guadagna (app stateless, tool interni): non tutto, non subito.
Quadlet per i servizi contati: i benefici dei container senza il peso di K8s.
Quando i container si moltiplicano: il passaggio a K8s/OpenShift pianificato, non subito.
Il container è un processo Linux confinato (namespace+cgroup): Podman li esegue rootless e daemonless (il socket root di Docker sparisce: la superficie si riduce), Buildah costruisce le immagini, Skopeo le muove tra registry, crun/runc sono i runtime OCI; la filiera enterprise: immagini minime (UBI, distroless), scanning delle vulnerabilità, firma (cosign) e SBOM per la supply chain; systemd integra i container come servizi (Quadlet): il container senza orchestratore dove basta.
Il legacy impacchettato, il nuovo già nativo.
Deploy riproducibili al posto degli 'installati a mano'.
Le pratiche giuste prima dell'orchestratore.